Dal 21 al 26 novembre, ormai dell’anno scorso, si è svolta ad Ancona la XXI edizione del Ryla. Cos’è
il Ryla l’è venuto a spiegare a L’Aquila durante l’assemblea distrettuale del maggio scorso il suo
“papà”, quel Roberto Barbieri che, appunto, 21 anni orsono ebbe l’idea di dare alla luce il suo terzo
figlio, quando i veri primi due, quelli in carne ed ossa, avevano rispettivamente 15 e 10 anni di età.
Roberto Barbieri allora non sapeva o non immaginava che il “terzo” figlio comportava l’adozione di altri
1300: tanti sino ad oggi sono i ragazzi che sono stati ryliani.
Ma il Ryla che cos’è? «Innanzitutto è un acrostico – disse Roberto Barbieri nel corso della XXI assemblea
distrettuale – che sta per Rotary Young Leadership Award e già questo ci suggerisce che il Rotary si mette al
servizio di chi si avvia al mondo del lavoro, quindi i giovani, per insegnar loro a comunicare passando da
uno stile improvvisato ad uno impostato. Un corso di formazione e quindi di cultura per i professionisti di
domani basato sulla comunicazione: la comunicazione non dell’oggi ma del futuro al fine di ottenere sempre
il massimo. E non a caso il XXI Ryla – ebbe a dire Roberto Barbieri l’8 maggio scorso presentando l’edizione
del 2005 – sarà incentrato sul tema “Comunicare per ottenere”. Ma il Ryla, infine, è anche un’occasione
per testimoniare ai giovani il Rotary e per infondere loro gli ideali di Paul Harris».
E’ in fondo quel che successo a chi scrive, ryliana recidiva e alla luce dei fatti non pentita, anzi si per non
aver partecipato al terzo corso. Erano i primi anni Novanta e il Ryla era ancora minorenne, poco più che
bambino. Io, giovane studentessa universitaria in Economia e Commercio, che entrai nel Rotaract aquilano
forse più per avere la possibilità di ascoltare illustri ed interessanti relatori nelle conviviali che si organizzavano
che per spirito di servizio, fui “affascinata”, in tutti i sensi, profondamente segnata da quella esperienza.
Ero andata per migliorare la mia comunicazione, anzi per imparare a parlare in pubblico convinta, naturalmente,
che mi potesse esser utile nell’ambito lavorativo che avrei intrapreso una volta conseguita la laurea.
Il giornalismo, l’attività che oggi svolgo, era lontano anni luce dai miei progetti, oltre tutto nella carriera
scolastica l’italiano non è stato mai il mio forte: nei temi ricordo che prendevo il 6 e mezzo, difettavo di
fantasia e preferivo, quindi, le materie scientifiche. Un proverbio dice “Impara l’arte e mettila da parte”. E
così feci anch’io. A fine novembre del ‘93 quando ritornai a L’Aquila dopo essermi immersa in una settimana
di “Villaggio globale: esperienze e metodi per aver successo nella società della comunicazione”, misi
da parte le dispense di quel corso e feci tesoro di alcuni insegnamenti. Innanzitutto l’importanza dell’organizzazione
del lavoro di gruppo e dell’insegnamento interattivo docente – studente che di conseguenza comporta
la valorizzazione delle capacità di ogni singolo che il solo insegnamento universitario spesso non ti da.
In secondo luogo gli ideali di Paul Harris: il Rotary non sono solo lustrini ma è spirito di servizio e gli
anconetani in questo sono maestri ad iniziare dai rotariani che si fanno più giovani dei rotaractiani per essere
i loro angeli custodi per una settimana senza più distinzioni di ruoli. Ed infine, cose che mi sarebbero ritornate
utili alcuni anni dopo: la comunicazione, la vendita, le tecniche di influenzamento, come scrivere un
articolo. Nel 1996, infatti, un mio amico mi chiese “quasi per gioco” di scrivere un articolo di cronaca e io
cercai di applicare quel che avevo appreso da Mauro Cattaneo e Ettore Galanti della società Methodos di
Milano, gli strumenti di papà Roberto, i bracci operativi del Ryla. Allora iniziai a considerare seriamente di
intraprendere l’attività giornalistica non praticando alcuna scuola se non quella quotidiana di un giornale
avendo sempre in mente l’Abc appreso in una settimana ad Ancona: fare informazione è una cosa e fare
notizia è un’altra. È la notizia per il capo di un giornale, e quindi per il lettore, che conta. La notizia deve
essere data sempre all’inizio di ogni articolo ricordando che nella notizia deve esserci la risposta alle 5 W +
l’H, ossia who, what, when, where, why, ed how (chi, che cosa, quando, dove, perché e come). L’articolo
poi deve essere confezionato a piramide rovesciata, cioè mettendo gli elementi più importanti da principio e
in modo tale che il redattore possa tagliare dal basso senza stravolgere l’intero articolo. Lo stile di scrittura
deve essere semplice, limitando al massimo gli aggettivi, e con periodi corti: lo stile non è il bello scrivere,
quello del tema per intenderci, ma del riassunto. Importante, infine, è citare i dati e ricordarsi di tenere separati
i fatti dalle opinioni e non schierarsi. Questo che state leggendo, pertanto, non è un articolo con notizia
di cronaca, più semplicemente è la testimonianza della mia esperienza Ryla ad oltre dieci anni di distanza.
È la prova tangibile, ove ce ne fosse bisogno, della validità del metodo Ryla, l’efficacia delle “tecniche di
influenzamento” apprese che nel mio caso hanno condizionato la mia vita e da futura rotariana, così almeno
mi auguro, la condizioneranno ancor di più e raccomando a quanti più giovani possibili di entrare nella
famiglia Barbieri e ad altri Rotary di “copiare” il Ryla o meglio inventarsi qualcosa che ci assomigli: un
modo come un altro per cementare sane e costruttive amicizie nello spirito di Paul Harris.
Federica Farda






